Violazione norme smaltimento rifiuti, Burgio in aula: “La Cda fatturava oltre 100 mln di euro l’anno”

L’imprenditore empedoclino Giuseppe Burgio,  accusato  di avere violato la normativa in materia di smaltimento dei rifiuti, ha reso dichiarazioni spontanee, assistito dall’avv. Carmelita Danile: “Ho avuto ruoli da presidente del consiglio di amministrazione o da amministratore unico nelle sei società riconducibili alla mia persona. Per quanto riguarda la Cda sono stato presidente del consiglio di amministrazione dal 2007 fino all’anno del fallimento (dicembre 2011). Questa società aveva un fatturato superiore ai 100 milioni di euro annui e 110 dipendenti. Tutto il gruppo Burgio, invece, arrivava a circa 250 milioni di euro. Essendo un’azienda di tali dimensioni non poteva avvenire alcuna movimentazione di merci in quanto tutto il procedimento era meccanizzato ovvero nessuno in autonomia – senza previa autorizzazione scritta – poteva farlo. Durante la mia presidenza erano due i responsabili dell’organizzazione dei dipendenti: Daniele Gallo e Pasquale Amorelli. La delega è passata anche ad Antonio Oddo.”.

Insieme a lui altri due imputati e suoi ex collaboratori: Beniamino Lauricella di Grotte e Michele Pecorelli, 54 anni, di Agrigento.
La denuncia nei confronti dei tre scattò il 30 novembre del 2011 al termine di un controllo di un’area attigua al Centro di distribuzione alimentare che si trova nella zona industriale di Agrigento, in territorio di Favara. L’ispezione del nucleo ambientale dei carabinieri avrebbe accertato la presenza di rifiuti speciali pericolosi e non depositati in maniera abusiva in quell’area. Un esame ancora più approfondito ha consentito di trovare altri rifiuti interrati nel sottosuolo. L’operazione si è conclusa con la denuncia alla magistratura di Burgio, in qualità di legale rappresentante del Centro di distribuzione alimentare, e dei due collaboratori che avrebbero materialmente depositato i rifiuti “in maniera incontrollata”.