Silvia Giambrone non conosce confini

L’arte di Silvia Giambrone non conosce confini. Ci vuoi parlare della tua esposizione al Museum of Sex di New York alla mostra Reclaiming and making: art, desire, violence?

Ho partecipato alla mostra Reclaiming and making: art, desire, violence con la documentazione della performance TRAUM realizzata recentemente prima a Londra e poi a Roma. La mostra, che vede anche la presenza di artiste storiche come Judy Chicago, si propone di rompere il silenzio su alcuni temi molto complessi e difficili da approcciare che riguardano il rapporto tra il sesso e la violenza, nella consapevolezza che solo prendendo di petto questa complessità sia possibile restituire una dimensione di liberazione a qualcosa che rischia spesso di prendere derive traumatiche.

Sesso e violenza si intrecciano. Perchè?

Entrambi appartengono al dominio della sacralità del corpo, al suo mistero, ed entrambi hanno a che fare con le nostre radici, con ciò attraverso cui ci nutriamo, nutriamo la nostra vitalità, la nostra energia. La violenza accade quando appunto si ‘viola’ una soglia, quella della vitalità, dell’energia vitale, che invece di nutrirsi e rinforzarsi eccede e si muove in direzione opposta. La stessa cosa può accadere con il sesso che ha verso quella soglia una tensione necessaria.

Da New York a Reggio Emilia. Silvia Giambrone è stata chiamata ad esporre ad ‘Orizzonti del corpo’ tra arte, danza e realtà virtuale, nello storico Palazzo del Mosto di Reggio Emilia. Di che cosa si tratta?

E’ una mostra collettiva a cura di Marina Dacci che mette in dialogo l’arte e la danza contemporanea per esplorare il potenziale espressivo di entrambi i linguaggi, tracciandone implicitamente i confini e aprendo quindi nuovi orizzonti. La mia opera in mostra si chiama ‘Il danno’ e approccia simbolicamente i limiti delle immagini dentro cui i discorsi dominanti sul corpo iscrivono l’identità nell’immaginario collettivo.

La tua arte non conosce confini come dicevamo all’inizio. Cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro?

Se il covid non rallenta nuovamente tutto dovrei riuscire a concretizzare delle collaborazioni con delle realtà museali con cui sono in dialogo da un po’ di tempo. Spero anche tanto di poter tornare al mio studio di Londra con più frequenza e di ricominciare a viaggiare più serenamente anche se temo che questo non accadrà presto come abbiamo sperato in tanti.

E ad Agrigento, nella tua città?

Ne sarei molto lieta, speriamo ci sia una occasione giusta per farlo. Ho avuto modo di conoscere e apprezzare il sindaco che è una persona sensibile alla cultura quindi, chissà, magari riusciremo a realizzare qualcosa, me lo auguro.