Quattro arresti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

La polizia di Stato di Agrigento, a seguito di un’intensa ed articolata attività investigativa svolta presso l’Hotspot di contrada “Imbriacola” a Lampedusa, ha dato esecuzione a 2 distinti provvedimenti di fermo indiziario di delitto. Il primo nei confronti di un uomo guineano gravemente indiziato del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di aver provocato la morte di una giovane donna, che si era messa in viaggio con il proprio figlio minore, rimasto orfano. Il secondo provvedimento, nei confronti di 3 uomini egiziani indagati per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di uno dei più grossi sbarchi, per numero di migranti, registratisi nel mese di dicembre dell’anno appena trascorso.

Le indagini, coordinate dal procuratore capo Luigi Patronaggio, e dai sostituti procuratori Elenia Manno e Giulia Sbocchia, traggono origine a seguito dei numerosissimi sbarchi che continuano incessanti a Lampedusa. A conclusione dell’articolata attività investigativa, la squadra Mobile di Agrigento, guidata dal vice questore aggiunto Giovanni Minardi, è riuscita ad individuare S.O., 23 anni, guineano, A.H.S.G., 42 anni, egiziano, F.K.I., 41 anni, egiziano, ed E.M.I., 41 anni, egiziano, che in violazione delle norme previste dal Testo unico dell’Immigrazione clandestina avevano trasportato nel territorio italiano extracomunitari, per i quali veniva poi accertato lo status di stranieri irregolari,  conducendoli dalle coste africane verso le acque territoriali italiane, a bordo di natanti inidonei ad effettuare la traversata. L’attività d’indagine è stata incentrata sulla ricostruzione delle dinamiche di due sbarchi verificatisi a Lampedusa nel mese di dicembre scorso, suscettibili di particolare interesse anche mediatico.

Il primo è avvenuto la notte del 17 dicembre e ha riguardato 26 migranti di varie nazionalità, giunti su un natante di legno della lunghezza di circa 6 metri, sicuramente inadatto a trasportare un tale numero di persone tant’è che, nel corso delle difficili operazioni di salvataggio, effettuate in condizioni marine particolarmente avverse, tutti gli occupanti del natante sono caduti in mare a causa del ribaltamento dello scafo. L’immediato intervento della Guardia costiera, ha permesso di trasbordare sulle proprie unità navali tutti i migranti finiti in acqua, purtroppo per una giovane donna non c’è stato nulla da fare. E’ deceduta poco dopo.

Gli investigatori della squadra Mobile, superate le difficoltà legate anche al timore dei migranti di riferire informazioni circa l’identificazione degli scafisti per paura di eventuali ritorsioni, e al trauma fisico e morale a cui gli stessi erano stati sottoposti a seguito del naufragio, sono riusciti a far luce sull’intera vicenda, l’ennesima tragedia del mare registrata nel 2021. Hanno, così, identificato la persona che aveva condotto l’imbarcazione.

Il secondo evento è del successivo 22 dicembre ed ha riguardato 75 migranti, per lo più originari del Bangladesh, giunti a Lampedusa a bordo di una imbarcazione in precarie condizioni di galleggiabilità. Anche in questo, la squadra Mobile, a seguito di intensa ed articolata attività investigativa, è riuscita ad individuare tre soggetti di origine egiziana i quali, dalla ricostruzione effettuata,  con il coinvolgimento di altri migranti libici ancora in corso di identificazione, hanno trasportato dal continente africano numerosi cittadini extracomunitari irregolari,  favorendo il loro ingresso nelle acque territoriali italiane.

L’esecuzione dei due provvedimenti di fermo si è concretizzata a seguito del trasferimento dei 4 fermati con la nave di linea da Lampedusa a Porto Empedocle. Espletati gli adempimenti di rito il migrante guineano è stato associato alla Casa circondariale di Agrigento, mentre i tre egiziani sono stati condotti presso il carcere di Caltanissetta. Ambedue i provvedimenti di fermo, nei giorni successivi, sono stati convalidati dal Gip del Tribunale di Agrigento, che ha disposto, per tutti, l’applicazione della custodia cautelare in carcere.