A proposito degli “esperti del passato”… in politica

Di Diego Acquisto – Attenzione perché …. “.sono così esperti che ci vorrebbero fregare anche il futuro…”. L’ammonimento da Catania lo ha lanciato, qualche settimana fa, il Presidente Matteo Renzi, a proposito del rinnovamento necessario della politica, di cui da tempo si discute e davvero in Italia se ne avverte il bisogno. Un bisogno forse, da Renzi quasi plasticamente toccato con mano proprio ad Agrigento, dove qualche ora prima era stato, nello stupendo scenario della Valle dei Templi, davanti al tempio della Concordia, per la firma del Patto per la Sicilia. Il diretto riferimento, senza giri di parole, a quegli “esperti”, (qualcuno dei quali lo ha anche espressamente nominato !) del suo Partito, il PD, che, nostalgici di un certo passato, a suo giudizio, cercavano e cercano di fermare il rinnovamento, che sarebbe però solo quello incarnato da Renzi e dai suoi fedeli seguaci.

Un ammonimento comunque teoricamente valido e condivisibile, quello di Renzi ! Ma subito dopo viene la domanda: “Quale rinnovamento ?”. Sicuramente quello che esalta di più e meglio il cardine della democrazia che si fonda sulla sovranità popolare, eliminando e scardinando assurdi ed immorali privilegi, favorendo nei modi più adeguati la produzione di una ricchezza che però non si deve concentrare nelle mani di pochi, ma essere largamente distribuita per assicurare a tutti una vita per quanto possibile dignitosa. Chiaramente detestabile una conduzione politica che dovesse produrre la dilatazione e la crescita della fascia di povertà, e contestualmente la concentrazione della ricchezza prodotta, in una ristretta cerchia di parenti, amici e clienti. Il monito di Renzi insomma va accolto ed adattato alla realtà, concreta e spicciola. E qui si innesca la riflessione politica sull’attuale realtà, che sollecita alla ricerca di un nuovo modo di presenza e di vicinanza alla gente, quella più umile, con i suoi drammi e le sue difficoltà, che la politica non può far finta di non vedere o di affrontare solo a parole. Di parole, peraltro, bastono solo quelle semplici ed incisive di Papa Francesco, che, un giorno sì e l’altro pure, invita a concentrare prioritariamente l’attenzione sui poveri, sugli ultimi e scartati, che – vedi caso –anche in Italia, sotto i nostri occhi, le statistiche ci dicono che sono spaventosamente aumentate, proprio negli ultimi anni. Un pontificato questo di papa Francesco, che scuote i cattolici e va segnando profondamente il tessuto sociale, dando uno scossone alla politica, ai Partiti tradizionali, alla loro classe dirigente. Un nuovo modello di presenza nella società dei cattolici, sollecitato da Papa Francesco, adesso prevalentemente orientata alla promozione dei valori evangelici della solidarietà, e per niente alla difesa di eventuali “interessi cattolici”.

Dal punto di vista religioso, va crescendo un cattolicesimo centrato anziché sui richiami culturali e sui principi, sul contatto diretto con la gente, sul rapporto diretto ed immediato col popolo, specie con le classi più umili. Cioè una realtà che la politica da qualche tempo ha trascurato e che adesso ha grande difficoltà a riprendere. La conseguenza è che si è innescato il bisogno di un ricambio generazionale nella classe politica, non solo all’interno dei Partiti, ma anche all’esterno.

All’interno, nel PD, erede di tanto travaglio della sinistra marxista e cattolica, si è affermato il giovane Matteo Renzi, la cui conquista del potere però è avvenuta con un’abile manovra di Palazzo, e non dopo una limpida vittoria elettorale. All’esterno c’è stata ed è in corso l’affermazione, specie dopo le ultime elezioni amministrative, di un Movimento, chiamato 5-Stelle, che, con una classe politica, sostanzialmente “inesperta”, in tante realtà locali, ha decisamente, (quasi a furore di popolo!), messo da parte proprio il fior fiore della politica più “esperta”.

Diego Acquisto