Il Nobel a Luigi Pirandello? Era il 9 novembre, non l’8

La correzione dopo gli studi di Lauretta junior

«Il Nobel a Luigi Pirandello? Era il 9 novembre, non l’8»


Nipote d’arte con la passione  per la scrittura. Con la sua “penna”, Enzo Lauretta ha voluto scrivere, oggi, una sorta di “operazione verità” su Pirandello e sull’assegnazione del premio Nobel. Il nonno di Enzo, di cui porta il nome, fu uno scrittore e fondatore del centro nazionale studi Pirandelliani.  Dunque, una “passione” che si tramanda nei confronti del drammaturgo agrigentino. “Molte volte ci siamo chiesti cosa stesse facendo Luigi Pirandello in una delle sue foto più riconoscibili che lo ritraggono seduto davanti a una macchina da scrivere- scrive Enzo Lauretta-.  A rendere più chiaro il tutto è quel dattiloscritto del 1934, apparso poi sull’Almanacco letterario Bompiani nel 1938 e ora conservato nella Casa Natale di Agrigento, sul quale il figlio Stefano annota in basso, di suo pugno: “Oggi 9 novembre 1934 mio Padre scriveva a macchina su questo foglietto mentre i fotografi e i cinematografisti lo riprendevano in posa”, aggiungendo poi, sempre tra parentesi, data del (Conferimento del Premio Nobel).

Il 9 quindi e non quell’8 di novembre che anno dopo anno, tanti, forse troppi, continuano erroneamente ad indicare come data dell’assegnazione del Premio Nobel a Luigi Pirandello.” Il giovane Lauretta, poi, continua: “Purtroppo, a volte succede che si vengano a creare degli strani meccanismi per i quali alcune cose riportate finiscono poi per essere assunte come vere anche se non lo sono, ed è il caso, per esempio, sempre parlando di Pirandello, di una delle sue citazioni più famose, quella relativa cioè ai pochi volti nel lungo tragitto della vita, tirata fuori da “Uno, nessuno e centomila” che invece non trova riscontro nell’opera.

Per quello che riguarda poi l’assegnazione del Nobel, se la testimonianza in presa diretta del figlio non fosse sufficiente, Gaspare Giudice, considerato il più grande biografo di Luigi Pirandello, nella sua monumentale opera riguardante lo scrittore agrigentino ricostruisce così la vicenda di quel giorno che lo avrebbe portato alla gloria eterna: “Il 9 novembre del 1934, raggiunge Luigi Pirandello, a Roma, il telegramma del Segretario generale della Reale Accademia Svedese: «L’Accademia svedese ha stamani assegnato a Lei, signor Dottore, il premio letterario Nobel». I giornalisti e i fotografi invadono lo studio dello Scrittore, che è stato preferito a Paul Valéry e a G. K. Chesterton, candidati di quell’anno, e poiché fotografi e operatori cinematografici gli chiedono una posa, Pirandello si siede al suo tavolo e batte a macchina ripetutamente su un foglietto la parola «… pagliacciate… pagliacciate… pagliacciate…»”.

Tra le altre cose, per essere più precisi, a Luigi Pirandello in quel fatidico giorno arrivò solo la notifica del Nobel, mentre la cerimonia con la consegna vera e propria si sarebbe svolta solo nel dicembre dello stesso anno, il 10, che curiosamente coincide con il giorno della sua scomparsa, di due anni dopo.

Per finire, prima di lasciarvi con un estratto del discorso tenuto a Stoccolma da Luigi Pirandello al banchetto presieduto dai Principi Reali, la preghiera è sempre quella di verificare la veridicità delle fonti.

“…Per riuscire nelle mie fatiche letterarie ho dovuto frequentare la scuola della vita. Questa scuola, inutile per certe menti brillanti, è l’unica cosa che può aiutare una mente come la mia: attenta, concentrata, paziente, inizialmente del tutto simile a quella di un bambino. Uno scolaro docile, se non con gli insegnanti, di sicuro con la vita, uno scolaro che non verrebbe mai meno alla sua totale fede e fiducia in ciò che ha imparato. Questa fede nasce dalla semplicità di fondo della mia natura. Sentivo il bisogno di credere all’apparenza della vita senza alcuna riserva o dubbio. Mi piacerebbe credere che questo premio sia stato conferito non tanto alla perizia dello scrittore, che è sempre irrilevante, quanto alla sincerità umana del mio lavoro.”