A margine del conferimento dell’accolitato a sei seminaristi del Corso Teologico del nostro Seminario

-di Diego ACQUISTO- Il  riferimento è alla celebrazione che sabato scorso si è svolta nella Chiesa Madre di Favara, presieduta dal Card. Francesco Montenegro, per il conferimento del ministero dell’accolitatoa sei seminaristi, studenti del quinto anno dello Studio Teologico del  nostro Seminario di Agrigento.

Una tappa questa importante  del percorso istituzionale per questi giovani che si preparano al Sacerdozio, in un periodo fecondo che registra nella nostra Chiesa agrigentina e nel nostro Seminario un incremento sensibile di vocazioni alla  ministerialità in generale ed a quella sacra in particolare..

La Chiesa madre,  come nelle grandi occasioni, è risultata gremita di fedeli  provenienti dai diversi paesi della diocesi, che hanno voluto essere accanto ai sei giovani. Cioè a Salvatore Piazza di Menfi, Stefano Principato e Settimio Alessandro Bruno di Agrigento, Calogero Giuseppe Cusumano di Caltabellotta, Giovanni Gattuso di Cianciana, Rosario Bellavia di Favara.

Giovani tutti ormai vicini al sacerdozio e che fra qualche anno inizieranno il ministero presbiterale nella varie parrocchie della nostra vasta arcidiocesi. Intanto col ministero dell’accolitato, sono ufficialmente e stabilmente  abilitati al servizio dell’altare ed a preparare tutto ciò che è  necessario.

Il ministero dell’accolitato ha una lunga storia della Chiesa, pare proprio addirittura dalla metà  del secondo secolo; ma è dopo il Vaticano secondo, con Paolo VI che nel 1972 con la nota  apostolica “Ministeria  quaedam”  ha  eliminato la dizione “ordini minori”, ed ha istituito  i cosiddetti ministeri di “lettore” e di “accolito”, mantenendo il nome ma cambiando la sostanza. Così oggi l’Accolito resta sempre  un laico  a tutti gli effetti (non come prima,  che era un chierico)… nella Messa  aiuta  il Vescovo, il presbitero o il diacono nella preparazione dell’altare, per il decoroso svolgimento della celebrazione  eucaristica. Inoltre l’Accolito è  ministro straordinario della Comunione, può  distribuirla o  portarla agli ammalati, esporre e riporre l’Eucaristia dopo l’adorazione, senza però  impartire la benedizione.

La celebrazione di Favara è avvenuta nel contesto della Messa vespertina  festiva del sabato  della XXXII domenica del tempo ordinario, penultima  dell’anno liturgico, e quindi nella Giornata mondiale della Povertà, cosi come avverrà da ora in  poi ogni anno, per  come è stato  stabilito da Papa Francesco a conclusione dell’Anno Santo straordinario della Misericordia.

Da quello che  riferiscono i mass media più attenti, densa e ricca di contenuti l’omelia del nostro Pastore, l’arcivescovo don Franco Montenegro, che come sempre si è rivelato in perfetta sintonia con Papa Francesco, anticipandone in qualche modo anche  i messaggi. Che poi l’indomani  sono risuonati in Piazza S. Pietro nel corso della celebrazione papale, raggiungendo i fedeli di tutto il mondo.

Sintonia nella tematica di unire inscindibilmente  l’amore all’Eucarestia a  quello dei poveri, come pure  nello sforzo di trovare qualche immagine  per stimolare e rafforzare l’attenzione dei fedeli verso le classi più bisognose.

Don Franco Montenegro ha detto, tra l’altro, che “l’Eucarestia, la preghiera e i poveri, non sono realtà staccate tra di loro…. I poveri  sono il corpo di Cristo, lo stesso Gesù che adoriamo nel sacramento, sono il “nascondino” di Dio, il luogo dove Dio ci da’ appuntamento….Abbiate per i poveri  la stessa premura e la stessa attenzione che riservate all’Eucarestia”.

 

PAPA Francesco – “Amare il povero significa lottare contro tutte le povertà, spirituali e materiali»….. Dio non è un controllore in cerca di biglietti non timbrati, è un Padre alla ricerca di figli, ….. la vera fortezza: non pugni chiusi e braccia conserte, ma mani operose e tese verso i poveri, verso la carne ferita del Signore…. Nei poveri, si manifesta la presenza di Gesù, … nella loro debolezza, c’è una forza salvifica … sono il nostro passaporto per il paradiso …per noi è dovere evangelico prenderci cura di loro, che sono la nostra vera ricchezza, e farlo non solo dando pane, ma anche spezzando con loro il pane della

Parola, di cui essi sono i più naturali destinatari. Amare il povero significa lottare contro tutte le povertà, spirituali e materiali”.

 

Diego ACQUISTO