“Madres paralelas”. La recensione

Il cinema di Pedro Almodóvar si regge sotto i pilastri di una personalità e di un universo iconico sempre in costante evoluzione e trasformazione. Infatti, in ognuno dei suoi film si incontrano sempre idee inedite che accompagnano il pubblico verso territori ancora inesplorati, aprendo la porta a nuove forme di sperimentazione tanto espressiva quanto rappresentativa.

A partire dal film Julieta (2016), per il cinema di Almodovar ha avuto inizio un percorso che ha portato lentamente i personaggi verso il conflitto drammatico, verso un tipo di melodramma, denso e profondo, in cui le emozioni sono trasmesse attraverso un nodo costante nello stomaco.

In Madres Paralelas, Pedro Almodóvar fa un passo avanti nel mettere in pratica la sua sobrietà stilistica mentre dispiega attraverso un intricato meccanismo metaforico il tema del trauma e delle ferite trascinate dal passato nel presente. In questo modo, la maternità, che è il tema da cui si sviluppa la trama del film, acquista un doppio senso, che si comprende in modo parallelo.

Vi sono due donne e due gravidanze inattese. Ana, interpretata da Milena Smith, è una adolescente che vive l’attesa con un misto di paura e il senso di colpa. Janis, Penelope Cruz, è una quarantenne che ha lo stato d’animo opposto e aspetta il figlio come un dono insperato, con gioia, nonostante le possibili difficoltà causate dal rifiuto di Arturo, il padre della creatura che attende.

Bastano poche ore insieme e la condivisione di un’esperienza diventa cruciale per costruire un rapporto complesso. Le madri parallele, dunque, si muovono attraverso la solidarietà e segreti inconfessabili, identità e memoria. Ana e Janis vengono unite dal destino e si inoltrano verso possibilità fino ad allora sconosciute. Da una parte danno alla luce una vita nuova, dall’altra, come vuole vi è chi deve seppellire la carne della propria carne. Donna è anche la nazione, la Spagna, che deve ancora seppellire i propri morti. Sì, perché quello di Almodóvar è anche un film politico. Sotto questo intricato magma, in cui la volontà dei personaggi duella con il caso, vi sono le vittime franchiste, i desaparecidos ritrovati nelle fosse comuni, ma vi è soprattutto la ricerca minuziosa di una verità occultata che deve venire alla luce. A dominare dunque è un gioco di contrasti, di specchi, verità e bugie, madri e figli, amore e morte, luce e oscurità, passato e futuro. Ciò che è intimo e ciò che è storico sono uniti in un abbraccio la cui forza collega più generazioni attraverso il lutto e il dolore.

A partire da questa base costitutiva, Almodóvar dispiega tutta una serie di vasi comunicanti per parlare dei nuovi modelli di famiglia, della sessualità e dell’identità. La vera protagonista però è la donna come vessillo su cui poggia tutta la nostra società. Le donne di Madres paralelas sono donne sole che devono andare avanti con la forza del loro istinto e delle loro convinzioni, donne che rinunciano, donne che imparano, donne che si donano, ma soprattutto donne che lottano.

Madres paralelas è un film che punta sul dialogo e che si oppone all’artificio, trae linfa dalla naturalità degli eventi che condizionano la vita delle protagoniste senza tralasciare le loro contraddizioni interiori, e si sofferma senza veli sulle luci e sulle ombre dei personaggi. È un film politico, certo, ma è anche un film profondamente umano che ci regala un personaggio, quello di Penélope Cruz, per la settima volta con Pedro Almodovar, che condensa tutto lo spirito di una pellicola fatta di cuore e ossa, di tenerezza e spirito liberatore.