Licata, allarme meningite: ricoverata una ragazza

Continua la psicosi meningite. Questa volta a far scattare l’allarme è stato il ricovero di una ragazza . I genitori della giovane, residente a Licata, avevano deciso di portarlo in ospedale dopo qualche giorno di febbre .

La ragazza, scrive il quotidiano LA Sicilia, è stata prima ricoverata all’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata e poi trasferita al reparto di Malattie infettive dell’ospedale dei bambini Di Cristina di Palermo. L’Asp parla di un “sospetto caso di meningite virale” ed invita tutti – nell’Agrigentino – ad eseguire le vaccinazioni che hanno, naturalmente, uno scopo squisitamente preventivo. Del fatto è stato informato anche il sindaco Angelo Cambiano .

10 cose da sapere sulla malattia

1. La protezione di gregge si raggiunge con l’85% di vaccinati

Secondo i modelli matematici epidemiologici, sarebbe necessaria una copertura vaccinale molto alta per garantire a tutti l’immunità di gregge, ossia una protezione di massa che includa anche i non vaccinati e i non responsivi al vaccino.

La priorità indicata dai medici è però di partire dalle fasce più giovani della popolazione, che sono anche le più colpite dalla malattia. Il picco assoluto della meningite è nella fascia da zero a due anni, con un’incidenza massima concentrata tra il quarto e l’ottavo mese. Per questo motivo occorre che il vaccino sia somministrato presto, a pochi mesi di età, ricordando che il sistema immunitario del bambino è già completamente formato al momento della nascita.

2. Dal 2017 le regole per la vaccinazione cambiano

Il nuovo calendario vaccinale italiano includerà tra le vaccinazioni del primo anno di vita del bambino anche il meningococco B: questo significa che per i neonati il vaccino diventerà garantito e offerto gratuitamente in ogni regione. A differenza di quanto sta ancora accadendo, il vaccino sarà distribuito allo stesso modo in tutta Italia indipendentemente dalle singole leggi regionali che regolamentano le vaccinazioni. Come ha ribadito nel commentare la notizia Pier Luigi Lopalco, ordinario di igiene e medicina preventiva all’università di Pisa, “il fatto che un vaccino sia inserito in un calendario vaccinale non è il traguardo, ma solo il primo passo affinché la vaccinazione si faccia davvero”.

Per i nati dal 2015 in poi, in alcune regioni è già prevista una vaccinazione gratuita contro il meningococco B. Toscana, Liguria, Basilicata, Puglia, Sicilia e Friuli Venezia Giulia prevedono la somministrazione di due dosi del vaccino tra i tre e i cinque mesi di vita.

3. Dopo i bambini piccoli, i primi da vaccinare sono i ragazzi

A causa del particolare meccanismo di trasmissione e insorgenza della malattia (spiegato per esempio qui), gli adolescenti e i giovani sono i più esposti al contagio. La fascia tra i 14 e i 25 anni, ossia quella in cui ci sono più contatti umani con un gran numero di persone, dovrebbe essere la prima ad assicurarsi una adeguata copertura vaccinale.

4. Quando l’antibiotico e quando il vaccino?

La profilassi vaccinale serve a garantire la protezione futura all’individuo (e indirettamente anche gli altri) e viene somministrata in un momento in cui non c’è un rischio diretto di contrarre la malattia. L’antibiotico, invece, viene consigliato alle persone che sono entrate in stretto contatto – per esempio nella stessa stanza o entro un paio di metri – con una persona già malata o che poco dopo si è ammalata di meningite. La protezione antibiotica deve essere somministrata più velocemente possibile, dal momento che il decorso della malattia è molto rapido e avviene in poche ore.

5. Quanto costa vaccinarsi?

A questa domanda non c’è una risposta unica, poiché i prezzi variano da una regione all’altra. Mediamente si può stimare un costo di 70 euro per il vaccino contro il ceppo C della meningite e di 150 euro per il ceppo B, del quale però occorrono due dosi per ottenere la copertura. A questi costi fissi si aggiungono quelli variabili dovuti ai medici che eseguono fisicamente la somministrazione, che possono essere anche di un centinaio di euro (leggermente inferiori nei centri vaccinali). Infine, occorre ricordare che l’efficacia della protezione tende a calare nel tempo e quindi è consigliato prevedere dei richiami con frequenza indicativa di dieci anni.

6. I numeri ufficiali sono una sottostima quelli veri

Il riferimento è alle statistiche su casi e vittime della meningite: secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità in Italia siamo nell’ordine dei 160 casi all’anno di malattia invasiva da meningococco, ma il dato reale potrebbe essere almeno il doppio. Come mai? Ogni anno in Italia ci sono centinaia di morti che vengono catalogate come malattie sistemiche (sepsi) di tipo Ndd, ossia con Natura da determinare. Se al posto dei test tradizionali si utilizzassero strumenti diagnosi più evoluti, come le tecnologie molecolari di tipo Pcr-rt, probabilmente si scoprirebbe che una frazione delle morti non attribuite a un batterio specifico sarebbe da aggiungere al conteggio dei casi di meningite.

7. L’Italia non ha meno casi perché “è il paese del Sole

Come spiega Chiara Azzari, responsabile del centro di immunologia pediatrica dell’ospedale Meyer di Firenze, la differenza tra i conteggi ufficiali delle meningiti in Italia e Regno Unito – dove l’incidenza della malattia è apparentemente maggiore – sono dovute alle differenze nelle tecniche diagnostiche. “I casi si trovano se si cercano”, ha spiegato riferendosi al fatto che non si tratta di una questione di fortuna per via del clima o di altri fattori ambientali, ma viceversa di una nostra probabile cecità nell’individuare i casi attraverso le giuste tecniche di laboratorio. Su scala nazionale, è possibile che anche l’apparente concentrazione di casi in Toscana sia dovuta a qualcosa di analogo legato alle tecniche di analisi.

8. L’efficacia del vaccino contro la meningite è del 94%

Su 6 persone ogni 100 il vaccino messo a punto da Glaxo Smith Kline (Gsk) non riesce ad avere un effetto completo, nel senso che a causa di altre condizioni cliniche concomitanti oppure di una risposta non ottimale da parte del paziente è possibile che la malattia possa svilupparsi comunque. Questo dato sottolinea l’importanza della già citata vaccinazione di massa per assicurare la protezione indiretta anche su chi non è reso immune dal vaccino. Allo stesso tempo, però si è osservato che anche su quel 6% il vaccino ha effetti positivi, poiché fa sì che la malattia si presenti in forma più attenuata e l’infezione sia meno intensa.

9. Il vaccino contro la meningite previene anche la gonorrea

La gonorrea è la malattia a trasmissione sessuale che nel mondo sta avendo un incremento più rapido. Ed è stato osservato che, inaspettatamente, il vaccino somministrato per prevenire la meningite offre anche una certa immunità contro la gonorrea. Analizzando i dati della campagna di vaccinazioni in Nuova Zelanda, i ricercatori hanno scoperto che sui vaccinati contro la meningite l’incidenza della gonorrea era diminuita del 30% circa. Non si tratta comunque di una completa sorpresa, dal momento che è già noto da tempo come i batteri che causano la meningite B e la gonorrea siano imparentati.

10. Il vaccino primo caso al mondo di Reverse Vaccinology

Mettere a punto un vaccino contro la meningite B non è stato facile e ha richiesto l’utilizzo di una tecnica mai utilizzata prima. Se tradizionalmente il punto di partenza di qualunque studio erano le colture in laboratorio, nel caso del meningococco B è stato seguito il percorso opposto, sfruttando la genomica e la bioinformatica per individuare i possibili antigeni. Capire quali molecole fossero adatte al vaccino sarebbe stato impossibile attraverso le tecnologie tradizionali, ma l’approccio computazionale della Reverse Vaccinology – il cui pioniere è stato Rino Rappuoli – ha permesso di studiare le proteine di superficie e ridurre da 600 a 3 il numero dei possibili antigeni. Dopo due decenni di ricerche, da pochi anni il vaccino contro la meningite B ha completato tutte le fasi sperimentali è arrivato in commercio.