Lettera Pastorale, “Con uno sguardo nuovo” si affrontano i vari problemi

lettera pastorale

Lettera Pastorale quella di quest’anno del Vescovo don Franco, – (come si firma alla fine, tralasciando volutamente gli altri titoli  a cui ha  diritto, come quello di arcivescovo-metropolita e cardinale di santa romana Chiesa) – che nel titolo  “Con uno sguardo nuovo”, contiene preliminarmente una precisa richiesta.
Cioè,  che il contenuto potrà essere  compreso solo da chi sarà capace anche di leggere, prima ancora di agire, con una nuova  ottica  culturale e pastorale. Ed in realtà balza sempre più chiaro, man mano che si procede  nella lettura delle  undici pagine dell’elegante fascicolo, nella cui copertina  appare raffigurato un Cristo ed alcuni apostoli,  – (tutti con uno sguardo tra il pensieroso ed il   lungimirante) –  che davvero ciò è assolutamente necessario.
Perché nella Lettera, molto densa di contenuto e  che tocca tanti argomenti,   c’è di tutto e di più, nell’elencazione e  disamina dei problemi che attualmente affliggono in generale la società  di oggi, italiana e non solo. Evidente comunque   un’attenzione specifica per il territorio agrigentino in particolare. Ed il Pastore, verso il territorio agrigentino, da amare anzitutto,  vuole convogliare con una forte ripresa di impegno, le energie  di mente e di cuore  di tutti gli operatori pastorali; anzitutto dei chierici, diaconi e presbiteri impegnati nei vari ruoli e servizi, e poi a seguire quelle dei laici, la cui  vocazione specifica è la santificazione delle realtà temporali. Il Piano  porta la data del 19  novembre u.s., ma è stato ufficialmente consegnato alla Comunità diocesana nel corso dell’Assemblea di sabato  25  novembre u.s., che si è tenuta al Pala-Moncada di Porto  Empedocle. Il messaggio più facilmente comprensibile che colpisce ed affascina, si trova  però, a mio giudizio,  nella parte inziale ed in quella finale della Lettera. Inizia infatti in tono semplice e dimesso, scrivendo :
Anche quest’anno, come di consueto, accompagno la consegna del Piano Pastorale Diocesano con la condivisione dei sentimenti del mio cuore di pastore – ma anche di fratello, amico e compagno di viaggio…”. Conclude dicendo : “sento il bisogno di manifestare la mia gratitudine a tutti i presbiteri e i diaconi, che in vario modo e nei diversi luoghi vivono il loro prezioso e non facile ministero. È un grazie che si allarga e abbraccia i vari ministri, i consacrati e tutti i fedeli della Chiesa Agrigentina”.
Sul contenuto, assai ricco e vario, a me pare che proprio tutti i problemi sono toccati, dal problema dei lontani “per la fatica del confronto o le diversità di vedute”, al rilancio della  “sfida della comunione e della missione per la crescita del Regno di Dio”, alla  “mancanza di adeguate politiche di rilancio e di sostegno che costringono tante imprese e attività locali a chiudere o a ridurre la loro capacità di iniziativa e di investimento”, alla “ diffusione latente di una mentalità rassegnata al clientelismo e all’illegalità”, alle “fragilità dell’umano”, alle crisi della famiglia da affrontare alla luce dell’Amoris Laetitia, ai problemi delle malattie e disabilità, ai disturbi vari che favoriscono il moltiplicarsi dei  “casi di depressione, dovuti a condizionamenti ambientali e culturali di diversa natura”, al pauroso avanzare “della povertà materiale, …che si presenta anche con forme nuove”, al  “ consumismo dilagante, per niente interessato alla proposta evangelica”, al disagio sociale, dovuto anche “alle condizioni sempre più alienanti dell’esistenza” ed “alla mancanza di opportunità per l’autorealizzazione professionale e lavorativa”, “alla difficoltà a gestire i conflitti familiari…, al dramma delle separazioni e delle nuove unioni…alla non accettazione del proprio orientamento sessuale”,  … “alle dipendenze alle ludopatie e alle devianze di diverso tipo”, ecc. ecc…
E poi, non poteva mancare nella Lettera Pastorale ancora “il grido di dolore per la Cattedrale ferita e dimenticata, per il colle di Agrigento instabile e tradito e per il centro storico sempre più desolato e cadente, che preoccupano anche per l’incolumità delle persone…”. Bastano  solo questi passaggi  per avere un’idea di quante piste di seria riflessione  si trovino nel documento del Vescovo, che consigliamo di leggere e meditare, pensando anche all’arduo lavoro dei pastoralisti che dovranno individuare iniziative  e suggerimenti concreti per supportare l’azione degli operatori che, nel concreto, dovranno via via  affrontare  con amore  le diverse situazioni dei 43  comuni dell’agrigentino. Sul problema  mafia non manca qualche pennellata  significativa  e pastoralmente stimolante ,  ma comunque, a nostro giudizio,   non così pungente e grintosa come in passato, quando don Franco richiamava i Presbiteri,  lamentando “ che la parola mafia nella predicazione o catechesi è quasi assente”; ….  Invitando,  Vangelo alla mano,  a …. “smascherare la cultura mafiosa….”. Nell’attuale Lettera  l’invito ad amare il territorio, ad affrontarne con pazienza e  tenacia i problemi, tenendo conto delle fragilità, ma proponendo la forza dirompente del Vangelo, anzi “radicando l’annuncio del Vangelo nella realtà e nelle dinamiche del territorio”, nella convinzione che “Questo ci radicherà maggiormente nel territorio, ma “con uno sguardo nuovo”. A fronte di tutto   – come è facile notare – bisogna dire poi che nessuna  indicazione metodologica precisa viene data, volendo deliberatamente con questo non mortificare, anzi suscitare la libera inventiva di ognuno, lasciandosi  guidare dallo Spirito. Un’intonazione questa  chiaramente diversa da quella che è possibile riscontrare  nei Piani Pastorali  di  alcuni anni fa, quando, la metodologia sembrava quasi imposta,  anche non infrequentemente  proprio nei particolari; e tale metodologia veniva  valutata quasi sostanza  della pastorale e dello stesso spirito di comunione. Al punto che è rimasta famosa perché salutarmente  dirompente la frase del Vescovo del tempo, che richiamava dicendo che il Piano Pastorale è come il  “fango” di cui Gesù si è servito per operare il miracolo della guarigione del cieco nato. Mentre  proprio recentemente Papa Francesco ha tenuto a sottolineare che il regno di Dio lo fa crescere lo Spirito Santo, non i piani pastorali



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