Fermata l’ascesa del nuovo boss di Agrigento

Antonio Massimino per gli inquirenti è un “personaggio molto aggressivo, pronto ad ogni nefandezza”. Non si tira mai indietro, neppure se deve uccidere un bambino, come ammette lui stesso, ignaro di essere intercettato. Eccolo, il nuovo boss sanguinario di Cosa nostra dell’agrigentino, Antonio Massimino. E’ lui il personaggio indiscusso della banda criminale sgominata dalla Dia di Palermo che all’alba di oggi ha arrestato 32 persone in Sicilia. Altre due persone sono state fermate dai Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento. Un boss pronto a tutto, dunque, anche a molestare pesantemente, palpeggiandola, la moglie di un uomo la cui unica colpa era stata quella di acquistare un’auto e pagarla con un assegno a vuoto. Uno smacco da pagare, anche con la vita. O quantomeno, con il sequestro di persona. Un personaggio che, come dice anche il gip, nonostante il carcere, non è riuscito a “recidere il legame forte con Cosa nostra”.

Massimino, come sottolinea anche il gip nella misura cautelare, si circonda da personaggi pronto a dargli una mano anche nel traffico di droga. Uno su tutti è Andrea Puntorno, capo ultras della Juventus, personaggio già finito agli onori della cronaca durante una puntata di Report. Una figura di primo piano, “in grado di trattare con la ‘ndrangheta e di interloquire facilmente e con autorevolezza con lo spietato boss di Agrigento, Antonio Massimino”, come lo descrive il gip nell’ordinanza dell’operazione della Dia di Palermo. La sorella di Puntorno è sposata con Salvatore Massimino, fratello del capomafia. “Proprio grazie al contributo di Puntorno – dice il gip – Massimino ha potuto ‘mettersi’ con ‘i calabresi’, ossia instaurare con questi ultimi una stabile relazione delittuosa per l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti”, in particolare con il gruppo capeggiato da Giuseppe Antonio Accorinti, operante prevalentemente nel territorio della provincia di Vibo. “L’agrigentino Puntorno” viene definito “soggetto di grande interesse investigativo in quanto destinatario nel tempo di diverse misure cautelari per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, anche di livello transnazionale, pregiudicato per reati contro il patrimonio, rissa, lesioni personali, porto abusivo di anni ed altro, e già sorvegliato speciale”. (ADKRONOS)

Mafia, operazione “Kerkent”: traffico di droga e sequestri di persona, 34 arresti

L’inchiesta “Kerkent” che oggi ha portato 34 persone agli arresti con pesantissime accuse, rivela sempre con maggiore chiarezza, il ruolo e lo spessore di Antonio Massimino, ritenuto il nuovo capo della famiglia mafiosa di Agrigento.

Ulteriore rilevante elemento dimostrativo – scrivono gli inquirenti – dell’appartenenza di Antonio Massimino alla consorteria mafiosa di Agrigento-Villaseta con il ruolo di esponente di vertice si ricava infine dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, allo stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere.

Il collaboratore ha, nel corso di diversi interrogatori, ha reso dichiarazioni etero accusatorie nei confronti di Antonio Massimino che ha peraltro riconosciuto in foto.

Operazione Kerkent,  la Dia ferma l’ascesa del nuovo boss di Agrigento

Massimino emerge come un personaggio senza scrupoli. E non ha paura neppure di uccidere un bambino. Come conferma lui parlando con Antonino Mangione che gli è debitore di una somma di denaro. “Ninù, ti sei salvato quella sera e non ti salvi più. Portami i soldi. Ti vengono a prendere fino nell’ostia divina e non mi dire più che ci sono i bambini in mezzo perché ammazzo pure, pure la moglie, vedi…”, dice Massimino a Mangione. Che ha paura. L’intercettazione choc del boss mafioso Antonio Massimino è agli atti dell’operazione ‘Kerkent’ di Dia e Carabinieri. “Massimino è aggressivo. La sua bassezza umana e il suo cinismo arriva pure a coinvolgere bambini, pur di conseguire i suoi propositi”, dice il colonnello Antonio Amoroso, capo della Dia di Palermo.

Dall’inchiesta emerge anche un altro fatto increscioso che vede coinvolta una donna, compagna di un uomo che non aveva pagato una macchina acquistata presso la concessionaria di un amico di Massimino. Il boss fa prelevare la coppia e la porta in un magazzino. Ma qui accade l’imprevedibile. Inizia a molestare pesantemente la donna. Che è disperata. Il suo racconto agli inquirenti è drammatico, interrotto a tratti da un lungo silenzio o dalle lacrime: “Massimino mi ha invitata ad assumere della cocaina, ma ho rifiutato asserendo che non avevo mai fatto uso di quel tipo di sostanze e non avevo nessuna intenzione di cominciare. In seguito, Massimino ha cominciato ad insultare me e mia madre. Poi ha preso a palpeggiarmi palesando l’intenzione di avere un rapporto sessuale con me. Mi ha chiesto più volte di spogliarmi”. E ancora.

“Mi ha insultata e mi ha tolto la sciarpa che indossavo chiedendomi insistentemente di togliere anche la maglietta. Cosa che io mi sono rifiutata di farei nonostante ciò provava a togliermela lui con violenza”. Il racconto si fa più crudo. La donna entra in particolari intimi drammatici. “L’ho invitato più volte a smettere. Ma lui continuava a palpeggiarmi (…) poi mi ha dato un bacio sulla fronte e rivolgendosi al mio compagno ha detto: “vedi se voglio posso continuare senza problemi”. E mi baciava sulle labbra”. “Per lungo tempo, ho cercato di calmarlo e di farla desistere in tutti i modi dal suo intento”. Alla fine la donna è riuscita a liberarsi insieme al suo compagno.

Massimino era stato già indagato nel 2016 per tentativi di estorsione ai danni di un imprenditore edile agrigentino. La sua posizione è ancora al vaglio della magistratura mentre il suo presunto complice, Liborio Militello, è stato condannato in primo grado a 4 anni di reclusione. Negli atti dell’inchiesta viene messa a fuoco la “tracotanza criminale” del capomafia