Il coronavirus rallenta ma non basta

dati sul diffondersi del coronavirus in Sicilia nelle ultime 48 ore sono stati certamente positivi, se non proprio incoraggianti, come ha dichiarato  lo stesso assessore alla Sanità Ruggero Razza. Ma attenzione a non allentare la guardia, bisogna fare gli scongiuri e mantenere alta l’attenzione.

Il weekend ha dato una tregua, in attesa della prossima settimana, e dopo giorni vissuti con una continua, rapida e preoccupante crescita del contagio, con numeri che avevano fatto segnare un massimo, giovedì,  di 159 nuovi casi positivi(togliendo decessi e guariti) in sole 24 ore. A quel punto, temevano in molti, l’escalation sarebbe stata inesorabilmente. Magari lenta, ma inesorabile. Invece venerdì il dato è fortunatamente crollato a +73, rimanendo praticamente invariato ieri (+74). I malati in terapia intensiva ora sono 71, i ricoverati in ospedale 512.

Ad Agrigento da tre giorni non aumenta numero dei casi.  Si aspetta esito di tanti tamponi.

  • Ma il picco è atteso a metà del mese di aprile. Per cui fino a quella data bisogna stare a casa e aspettare che la situazione possa normalizzarsi.

Perché il numero in crescita? arrivano i risultati dei tamponi fatti nei giorni scorsi. Ma i tamponi non vengono fatti a tutti per cui i casi potrebbero essere molti di più. 

Ma dobbiamo anche riflettere su come avvengono i contagi:

Intanto la prima e maggiore causa è il rientro di persone dal Nord. Queste sono arrivate infette e hanno trasmesso il virus alle persone che conoscono o frequentano.   Poi ci sono i contagi negli ospedali e questi spesso coinvolgono anche i medici o gli infermieri.  Ma questi potrebbero venire evitati se si fosse a conoscenza della malattia delle persone che vanno negli ospedali. Infine la possibilità di ricoverare e curare gli ammalati di Covid 19, ma li entriamo in un altro campo, ovvero quello dei mezzi.

Il presidente della Regione Musumeci ha infatti affermato ieri che “Siamo in guerra e non si può combattere con le fionde”.  Così, contrariamente a quello che si diceva prima, ovvero che siamo pronti ad affrontare il picco di contagi, poi si ammette che non abbiamo i mezzi per farlo.

Per fortuna c’è gente che aiuta la sanità pubblica. E dopo Salvatore Moncada, che ha donato due respiratori e migliaia di mascherine, oggi si registra l’intervento dell’imprenditore empedoclino Bellavia che ha donato ben ventilatori polmonari all’ospedale di Agrigento. Poi le donazioni da parte degli ordini degli ingegneri e quello degli architetti.

Riempie carrello della spesa e non ha i soldi per pagare: clienti e carabinieri fanno colletta

Ora la solidarietà si è sposata sui bisognosi. Gente che vive alla giornata che si trova senza un reddito certo e non può fare la spesa. Per questa ragione è partita l’iniziativa “spesa sospesa”,  aiutiamo e pensiamo a chi ci sta vicino.

Anche la Caritas si è adoperata con una raccolta fondi con l’hashtag diamociunamano, che viene aggiornato con un contatore on line.

Anche il comune di Licata, seguendo altri comuni come Montallegro, ha deciso di avviare una solidarietà in favore delle famiglie bisognose. Così sindaco, giunta e vigili urbani si sono tassati per raccogliere fondi in favore dei bisognosi.

Il Comune di Agrigento, invece, ha deciso di aiutare una raccolta spontanea da parte della popolazione offrendosi poi di andarla a distruibuire a chi ne ha bisogno.