Il bomber Gambino un fiume in piena: “Alla fine sono andato via io. Prima di tutto la dignità”

“Alla fine sono andato via io, dopo aver ricevuto cattiverie e mancanza di rispetto.” A parlare è Giuseppe Gambino, bomber con oltre 200 gol in carriera,  fino a Natale scorso era in forza all’Akragas. L’imponente centravanti 37enne ha lasciato i biancazzurri dopo aver messo a segno tre reti in sette partite, tra cui il gol nel derby contro il Canicattì, il duecentesimo nella sua carriera. Ha sposato il progetto del pro-Favara. Un lungo sfogo quello dell’ex akragantino: ” Sonia Giordano mi ha sempre stimato e anche Giuseppe Deni, dopo aver potuto apprezzare le mie qualità da calciatore e umane. È normale che un presidente non frequentando gli spogliatoi fa quello che dice il direttore sportivo. Quando ho firmato, ad agosto scorso, mi è stato detto che dovevano abbassarmi l’ingaggio perchè il budget era basso , anche se ho saputo che questo valeva solo solo per me. Ho accettato. Dopo una settimana mi sono fatto male alla caviglia e venivo da oltre due mesi di stop dovuti all’estate in cui non ho potuto fare nulla anche perchè avevo una bambina piccolissima ed ero pure senza ritiro. Il direttore generale, Deni, dopo due partite chiese il mio allontanamento ma il mister chiese del tempo al fine di rimettermi al posto fisicamente. Tutto questo mentre ero pure indietro di una mensilità , quella di ottobre che ancora aspetto. Dopo aver superato i problemi fisici, ho iniziato a giocare le partite portando pure punti importanti alla squadra. Fui chiamato dal direttore sportivo e mi è stato chiesto di abbassarmi ancora l’ingaggio, ho accettato e sono andato avanti. Ho continuato le mie partite ma partivo in panchina perchè il mister mi diceva che ero l’unico che poteva cambiare il gioco in corso. Deni ha detto che io chiedevo di giocare titolare ma le cose non stanno così, dopo qualche partita ho solo fatto una battuta, ridendo, al mister dicendo “ma quando mi fai giocare, mai?” Sono stato sempre zitto e sono andato avanti. Siamo arrivati alla cena di Natale, dopo la partita con l’Enna. Ho saputo dal presidente Giordano che il direttore sportivo gli aveva riferito che dovevo essere cacciato per motivi tenici ma, il giorno dopo, l’allenatore mi ha detto che i problemi erano della società. Mi è stato confermato che uno tra me e Silvano doveva andare via e che il mister aveva scelto Silvano perchè io volevo giocare titolare, cosa che non è vera. Deni ha capito che c’era un pò di confusione e dopo una riunione sono stato richiamato da Deni che mi ha detto che potevo restare. A quel punto, io ho capito che non potevo più restare. Questa è l’unica verità: alla fine sono andato via io, dopo aver ricevuto cattiverie e mancanza di rispetto. Il calciatore piace o non piace, ma a livello umano meritavo un diverso trattamento. Così, ho chiamato il direttore generale e ho detto che per una mia dignità professionale, avendo capito che mi avrebbero voluto tenere solo Deni e la Giordano, mi facevo da parte andando avanti per la mia strada, senza il rischio che dopo qualche tempo sarebbero stati ancora loro a chiedere di andarmene. Ho una bambina da crescere e lo stipendio a casa devo portarlo. “