Girgenti Acque, crisi infinita: in prefettura si cercano soluzioni per evitare i licenziamenti

L’incontro in prefettura avente ad oggetto la gestione di Girgenti acque tra il prefetto Dario Caputo, i commissari prefettizi di Girgenti Acque Gervasio Venuti e Giuseppe Massimo Dell’Aira , i sindaci dell’Ati e i vertici delle forze dell’ordine, ha avuto qualche momento animato e di tensione con sparsa alzata di voce e toni.

Ma alla fine un risultato è stato ottenuto: la gestione dell’ordinaria amministrazione del colosso idrico agrigentino sarà garantita anche se, come afferma uno dei commissari, Giuseppe Massimo Dell’Aira “al momento si vive alla giornata”.  Tuttavia certezze assolute non sono state date: si aspettano gli esiti di alcune manovre organizzative e finanziarie (ottimizzazione del lavoro e recupero soldi) per poter guardare al futuro con un cauto ottimismo.

Alla fine è stato raggiunto un risultato importante: le manutenzioni saranno garantite in attesa di poter utilizzare, anche in condivisione, le reti idriche sinora negate.

Rimane in sospeso l’obiettivo principale: la salvaguardia dei posti di lavoro. Ed in tal senso va inteso lo sforzo da parte di tutti i protagonisti della vicenda.

Il prefetto Caputo è stato chiaro: “Se la gestione ordinaria potesse fare a meno di andare a comprare l’acqua altrove i costi di gestione diminuirebbero in modo significativo e si avrebbe maggiore liquidità per venire incontro alle richieste di amministratori comunali che dicono che quando hanno bisogno la società non si fa vedere. Questo mi ha svelato quella che potrebbe essere una criticità da affrontare perché mi viene il dubbio che questa mancata collaborazione dei responsabili locali possa rispondere ad intenti di discredito nei confronti dell’attuale gestione straordinaria”.

Per la presidente dell’Ati Francesca Valenti, l’incontro è stato proficuo e ha fatto emergere due cose importanti: “La conferma della capacità di intervenire per le manutenzioni e che la gestione dell’azienda non sia oggi privata, ma pubblica perché è lo Stato a garantire il funzionamento del servizio”.