Favara deve ripartire dal dissesto e guardare coraggiosamente avanti

L’angolo di Don Diego

Dalle tante discussioni della passata e presente Amministrazione, ai cosiddetti gazebo informativi, al Consiglio Comunale aperto, ormai tutti i passaggi sono stati consumati ed anche la massima assise cittadina a maggioranza del Movimento 5Stelle, nella riunione che si è conclusa poche ore fa, ha preso atto del dissesto come un atto amministrativo doveroso di constatazione della dolorosa realtà, come valutata dai tecnici e quindi scevro, a loro dire, da ogni valutazione politica.
 Cioè, quello che per tanto tempo era stato minimizzato e nascosto, rinviando ai posteri la soluzione mentre i debiti continuavano ad aumentare, non poteva che, prima o poi, venire drammaticamente alla luce. 

Una dimostrazione plastica dell’intuizione dello scrittore favarese, ormai famoso, Antonio Russello (1921-2001), che in una delle sue più conosciute opere, “Giangiacomo e Giambattista”, (successivamente pubblicata nel 1969 col titolo significativo “L’isola innocente”), sostiene che “l’industria delle parole” che a Favara, bisogna riconoscere, ha operato senza sosta, alla fine non poteva che dimostrarsi fallimentare. 

 Un’intuizione questa del Russello sicuramente maturata negli anni immediatamente successivi al ventennio, quando crollavano tanti miti e si costruiva la nuova era democratica e repubblicana, delle quale proprio quest’anno si festeggia il settantennio..

Dove però, rispetto al ventennio, anche a Favara le parole, pur se meno roboanti, non sono affatto diminuite, anzi specie negli ultimi due decenni aumentate, sebbene con più raffinati accorgimenti di furbizia dialettica, notevole flessibilità di taglio, tono, fascino e strategia.

Quello che, a livello generale, pare proprio sotto gli occhi e l’intelligenza di tutti, in un bombardamento mediatico senza precedenti. Un bombardamento parolaio che provoca sbigottimento e preoccupazione per la stessa tenuta democratica, che è il valore più prezioso da tutelare.

Favara adesso deve trovare la forza di ripartire guardando avanti, con un nuovo anelito di giustizia sociale, da coniugare con una nuova cultura di diritti e doveri, a cui nessuna fascia sociale dovrà sottrarsi, con la spinta e l’esempio di chi ha ricevuto la fiducia popolare per guidare la barca nei diversi ruoli.

E, vedi caso, ciò è avvenuto in questa settimana ! e lo sappiamo, che la settimana inizia sempre con la domenica! Una domenica quest’ultima che ha visto tante fasce di cittadini nelle varie Chiese, a Favara come altrove, ascoltare appena qualche giorno fa, la lettura biblica di Amos (VIII° sec. a.C) in cui, senza mezzi termini il profeta col suo linguaggio tagliente, condannava la pubblica amministrazione del suo tempo, perché corrotta, scioperata e permissiva, protesa all’egemonismo anche consumistico, era assai inadempiente verso i poveri.

Il dissesto verificato e sancito- pare ormai – con tutti i passaggi tecnici e tutte le formalità democratiche previsti dalla normativa, va affrontato adesso con coraggio ! e considerato per quello che è, senza piangerci addosso. Cioè un periodo di cura e di risanamento dell’economia di una Comunità che ha preso atto del danno e vuole ripararlo per evitare danni peggiori che colpirebbero le nuove, incolpevoli generazioni.

La normativa vigente prevede oltre ai possibili sacrifici, forme di accertamento e controllo soprattutto del recente passato.

Nessun automatismo punitivo verso chicchessia, eccetto che non si riscontrino precise e personali responsabilità. Da esorcizzare sempre ogni forma di bieco giustizialismo, peggio ancora se frutto di odiosità eticamente sempre deprecabile. Un’eventuale giusta punizione di colpevoli, cristianamente e laicamente, nello spirito della nostra Costituzione deve essere vista solo come salutare medicina, che deve mettere in guarda gli attuali come i successivi amministratori.

Diego Acquisto