Decesso di Vincenzo Rigoli : inizia il processo penale per omicidio colposo

Sarà celebrata martedi 18 ottobre, alle ore 9.00, presso il Tribunale di Agrigento, l’udienza di inizio del processo penale che vede imputati, per il reato di omicidio colposo, i dott.ri Salvatore Napolitano e Sergio Sutera Sardo, sanitari che ebbero in cura il giovane Vincenzo Rigoli, deceduto per shock emorragico nella sala operatoria dell’Ospedale S. Giovanni di Dio di Agrigento la notte tra il 16 e il 17 dicembre 2012. 

A seguito di due richieste di archiviazione da parte del P.M., giuste altrettante motivate opposizioni,  il G.I.P. Alessandra Vella aveva disposto l’imputazione coatta dei due medici e, successivamente, il G.U.P. Francesco Provenzano aveva provveduto ad emettere il dispositivo di rinvio a giudizio per il reato già individuato dalla Procura di Agrigento fin dalle prime fasi di indagine, trasferendo gli atti al tribunale per il prosieguo di rito. In un primo approccio d’aula, il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento titolare del procedimento, Dott.ssa Infantino, si era vista costretta a rinviare l’inizio del processo per vizio di forma, avendo riscontrato, fra gli atti a fascicolo in suo possesso, l’assenza di notifica da parte della cancelleria ai due imputati, seppur risultando presenti i difensori degli stessi. Da qui, il rinvio.

“Sono già trascorsi quasi quattro anni dalla morte di Vincenzo e, finalmente, sembra che sia stata imboccata la giusta strada per addivenire alla verità su quanto effettivamente accaduto quella notte tra le mura del S. Giovanni di Dio ed avere giustizia per nostro figlio”, commentano i genitori di Vincenzo. “Abbiamo fornito, continuano,  prova certa, con l’encomiabile ausilio sia dei nostri legali, gli avvocati Calogero Vella del foro di Palermo e Salvatore Panvini del foro di Catania, sia delle consulenze mediche redatte dai nostri periti, i Prof.ri Paolo Procaccianti e Nello Grassi dell’Università di Palermo, di tutte le manchevolezze, le discrasie, gli atteggiamenti di negligenza ed imperizia che determinarono la morte di nostro figlio, il quale, dati scientifici alla mano, se opportunamente trattato avrebbe avuto ben oltre il 70% di chance di vita. Continuiamo, concludono, a  credere  e confidare nella giustizia, certi come siamo che la verita’ sarebbe venuta a galla. Niente e nessuno potrà ridarci indietro nostro figlio, ma abbiamo lottato e continueremo a farlo con forza e determinazione affinché tutto ciò non abbia più a verificarsi.”