Crollo Ravanusa, nove le vittime. Ora la verità

Finite le operazioni di ricerca a Ravanusa. Le speranze di trovare dei superstiti si sono infrante poco prima delle 18, quando i soccorritori impegnati da sabato sera tra le macerie di via Trilussa hanno ritrovato il corpo privo di vita di Giuseppe Carmina, 33 anni, la nona vittima accertata dell’esplosione che ha cancellato un’intera famiglia. Poco prima i vigili del fuoco
avevano individuato ed estratto dalle macerie un altro corpo, quello del padre di Giuseppe, Calogero. I due, al momento della
deflagrazione si trovavano all’interno del garage. Pare che il figlio, che abitava in un’altra abitazione con la moglie Eliana e
i due bimbi, si era recato a casa dei genitori per cambiare l’auto: dal furgoncino utilizzato per il lavoro alla vettura usata
per uscire il sabato sera. Forse era salito nell’appartamento per un saluto, di sicuro si trovava assieme al padre Calogero nel
garage quando quel terribile scoppio ha devastato un intero quartiere di Ravanusa.

Il crollo della palazzina li ha travolti, seppellendoli.  Ci sono volute 68 ore di continue ricerche, ci ricorda Italpress, prima che i soccorritori individuassero il punto esatto in cui si trovavano. L’ammasso di macerie, quel groviglio di mattoni e ferro che ha inghiottito nove persone, ha restituito le ultime vittime di quella tragedia che ha sconvolto un normale sabato sera di provincia, violando la tranquillità di un paese di 10 mila anime ad una cinquantina di chilometri da Agrigento. Una fuga di gas, una scintilla e la deflagrazione che ha provocato un’esplosione spaventosa quanto distruttiva, udita ad ogni angolo del paese e persino nelle campagne circostanti. Un’onda d’urto che ha investito un’area di 10 mila metri quadrati. L’apocalisse nel cuore del centro storico, a pochi passi dalla scuola dalla facciata blu, dalla biblioteca e non molto distante dalla piazza.

Un intero isolato devastato, e quella palazzina sbriciolatasi e che ha travolto le esistenze di nove persone, tutte accomunate da un legame familiare. Dopo il crollo i vigili del fuoco erano riusciti ad estrarre vive due donne, Rosa Carmina e Giuseppa Montana. Un salvataggio che aveva alimentato le speranze dei soccorritori, ben presto gelate dal recupero stavolta di un cadavere, quello di Pietro Carmina, amatissimo professore in pensione. Poi via via gli altri ritrovamenti: Gioachina Calogera Minacori, Maria Crescenza Zagarrio, Carmela Scibetta, Angelo Carmina e infine la coppia di sposini, Giuseppe Carmina e Selene Pagliarello, quest’ultima infermiera al San Giovanni di Dio di Agrigento  e che proprio domani avrebbe partorito il primo figlio, Samuele, considerato la decima vittima dell’esplosione. Su Ravanusa sembrano oramai calate le tenebre. Il clima natalizio è stato sostituito da un’atmosfera di dolore e commozione. Ora la palla passa alla Procura di  Agrigento.

Sarà l’inchiesta ad individuare i responsabili rispondendo alle tante domande sollevate dall’esplosione. Spiegare come non sia stato possibile individuare quell’enorme accumulo di gas nel sottosuolo che al momento resta la prima ipotesi alla base della tragedia. L’inchiesta si dovrebbe concentrare sulla manutenzione della rete del gas. Un metanodotto costruito alla metà degli anni ’80. Intanto tutta l’area di 10 mila metri quadrati è stata posta sequestro. Non appena la massa di detriti verrà rimossa, entreranno in azione i periti della Procura. A loro spetterà il compito di trovare una risposta che ci si pone da sabato sera sull’origine della devastante esplosione.