Covid19 – Sbarchi e migranti, si scherza con il fuoco

Covid19 – Sbarchi e migranti. Sembra che si stia scherzando con il fuoco. Fino a quando non succede niente va bene ma se la situazione dovesse precipitare, di chi sarà la colpa.

Anche in Sicilia le prefetture cercano alberghi dove potere ospitare migranti per far passare loro il periodo della quarantena. Sta succedendo a Trapani e in altre province siciliane e persino a Lampedusa dove da qualche settimana, alcuni albergatori sono stati interpellati per mettere a disposizione i loro alberghi per ospitare migranti. I centri di accoglienza non sono sufficienti e in periodo di quarantena lo sono meno che mai, soprattutto quando basta un solo contagio per mettere in difficoltà tutto l’apparato; è sotto gli occhi di tutti  quello che sta succedendo a Pozzallo.

Il problema dei continui arrivi di migranti in questo momento, ha certamente un significato diverso da prima e non ci sono precedenti paragonabili. Neanche  quanto successe  anni fa quando decine di poliziotti  iniziarono ad ammalarsi di tubercolosi.  A causa di quei poliziotti malati stava scattando un allarme sanitario richiesto inutilmente e a più riprese, da sindacati interni alle stesse forze dell’ordine; ma questa, è storia passata, destinata ad essere poco importante ora come allora.
Ma adesso la questione è molto diversa, il covid19 non è la tubercolosi o la più innocua scabbia. Ora siamo davanti a uno scenario dove occorre fare attenzione,  molta e dove per prima cosa servirebbero attrezzature specifiche e speciali; quei famosi dispositivi sanitari che sono mancati a coloro i quali  hanno accolto i primi malati affetti da coronavirus. Medici e infermieri. La Sicilia stando ai numeri sta tenendo bene in confronto alle regioni del nord. Il sistema sanitario siculo disastrato e bistrattato, al momento sta tenendo le richieste e le esigenze ma sorge spontaneo chiedersi,  cosa accadrebbe se dovessero iniziare i contagi fra i migranti.
Un solo caso nel centro di accoglienza a Pozzallo ha creato non pochi problemi fra coloro i quali hanno interagito con il quindicenne risultato positivo al tampone. Dal direttore del poliambulatorio di Lampedusa Francesco Cascio che ha preferito mettersi cautelativamente in quarantena a casa passando alle decine di persone,  carabinieri e operatori del centro di accoglienza di Lampedusa che hanno fatto il tampone e meno male, tutti risultati negativi. Altra domanda che sorge spontanea: ma ancora non è possibile munire dei dispositivi sanitari previsti dal covid19 tutti coloro i quali sono costretti a interagire con persone che arrivano da paesi extracomunitari e che potrebbero essere positivi al coronavirus.
Cosa si sta aspettando per attrezzarsi.
A Verona ci sono già stati dei casi di migranti positivi al coronavirus, persone ospitate in un albergo della città nel mentre stavano o almeno sarebbero dovuti stare in quarantena. Siamo sicuri che in Sicilia una cosa del genere   ce la potremmo  permettere? E cosa accadrà se malcapitatamente dovesse succedere. Ma poi, di chi sarà la colpa. In questo momento si deve rimanere a casa per evitare il possibile contagio ma poi non si riesce o forse non si vuole   arginare un problema così serio.
Almeno,  sarebbe opportuno attrezzarsi adeguatamente; almeno si mettano nelle condizioni di sicurezza assoluta,  quelle persone che lavorano in mare a bordo di motovedette; i carabinieri, i finanzieri e poliziotti che interagiscono con i migranti quando arrivano a terra e poi coloro i quali lavorano all’interno dei centri. Nel fare cronaca e nello scrivere fatti si è per forza di cose costretti a riflettere bene sulle vicende e questa storia di migranti che arrivano e di covid19, sembra proprio la cronaca di una tragedia annunciata.
Elio Desiderio