Caritas e volontari di Strada: i nuovi poveri la fascia d’età 25-55 anni

Il lungo ponte dell’Immacolata ha appena inaugurato la stagione natalizia. La città, per l’occasione, si è messa -nonostante tutto-l’abito della festa per dare quella parvenza di “normalità” che, in realtà, non c’è. Affatto! Natale è solidarietà ma è anche, e soprattutto, povertà. Dietro il cosiddetto “lusso di cartone” si nasconde -per volere o per necessità decise in altro loco- un’umanità derelitta e un esercito di disederati che non occupano di certo le prime pagine della cronaca e neanche i salotti della conversazione pubblica, abituati, come siamo, a far finta di niente. Che la povertà non sia un fatto stagionale è noto ai più. E’ una quotidianità, piuttosto, che vale sempre, ogni giorno… sia Natale o no! Semplicemente Natale è il tempo del redde rationem, l’inconscio bilancio delle entrate e delle uscite di quei bisogni (tutti primari!) di vivere e sopravvivere. Bisogni del corpo e dell’anima perchè, in fin dei conti, cambia sempre poco (o nulla!). Se si è in difficoltà lo si è ancora di più e se si è soli ci si sente ancora più soli. Con Anna Marino, presidente de “I Volontari di strada” e Valerio Landri, presidente della Caritas, abbiamo parlato dei poveri oggi ad Agrigento. “La più bella città dei mortali” si colloca oggi, con tutta la provincia, fra le più povere d’Italia, un primato che decisamente non le fa onore. Anzi misero contraltare della sua superba bellezza. Un primato che scoraggia e lascia pensare… Ad Anna e Valerio dunque abbiamo chiesto:
– Chi sono i poveri oggi ad Agrigento?
– Come associazioni di volontariato, direttamente impegnate sul fronte della lotta alla povertà, possiamo registrare l’andamento della crisi economica successiva alla crisi sanitaria. Sostanzialmente la situazione è rimasta invariata rispetto allo scorso anno, dopo che la crisi pandemica ha decisamente aggravato le condizioni preesistenti.
– Chi sono le persone che si rivolgno a voi per aiuto e sostentamento economico?
– Principalmente quella fascia d’età, peraltro piuttosto variegata, che va dai 25 ai 55 anni. Sono giovani e meno giovani appunto colpiti dal lockdown e dalle misure restrittive anti Covid-19. Tutte persone che non hanno maturato competenze specifiche sul lavoro, che effettuavano lavori in nero.
– Possiamo quindi parlare di “nuovi poveri” senza tema di smentita?
– Sì. Poichè sono nuove fasce di popolazione a patire il disagio economico e sociale oggi. Tutti coloro che, a vario titolo, operavano nei settori del precariato e della ristorazione, nonchè delle campagne hanno subìto gli effetti dannosi del lockdown. E, avendo già attinto alle proprie risorse economiche si trovano in difficoltà a far fronte alle necessità.
– Quali sono le richieste?
– Sostegno scolastico, abitativo, sanitario (farmaci e visite) e -perchè no!- ricerca di un lavoro. Ricordiamo che su tutte queste fasce di popolazione incombe poi anche lo spettro della cosiddetta “povertà digitale” che minaccia non solo l’esclusione dalla vita sociale ma anche dalla possibilità degli aiuti economici. Paradosso nel paradosso!
– I quartieri più “a rischio”.
– In città sempre Fontanelle e Villaseta (dove c’è un presidio dei volontari) che presentano particolari fragilità interne. Via Marconi, sempre e comunque ricovero di migranti. Ma, nello specifico, la Caritas -che opera su scala diocesana- assiste anche i grandi centri di Favara e Porto Empedocle.
Oggi, come ogni sabato, in V.le della Vittoria, oggi, è stata effettuata la distribuzione della spesa. Da un anno a questa parte è cambiato il Governo ma non la condizione degli ultimi. Almeno non in meglio!

Emilia Di Piazza